Il pianista: come prevenire i suoi tasti dolenti

Il pianoforte è uno dei pochi strumenti che permette il mantenimento di una postura simmetrica durante l’esecuzione musicale. Nonostante ciò, i pianisti suonano seduti su sgabelli senza un supporto posteriore, che possa scaricare correttamente la schiena. Quest’ ultimo elemento è la chiave di una progressiva rigidità sia muscolare che articolare lungo tutta la colonna vertebrale.
Protrarre per ore un atteggiamento cifotico, stando seduti (chinandosi in avanti per leggere lo spartito da vicino o per guardare i tasti), comporta spesso dal punto di vista muscolare un conseguente ipertono sul quadrato dei lombi, gli erettori spinali ed un accorciamento degli ischio crurali, elevatori della scapola e fibre alte dei trapezi.

Se inquadriamo anche l’assetto vertebrale, spesso ritroviamo un evidente aumento della cifosi e della rigidità dorsale (senso di stanchezza tra le scapole), e una diminuizione (o in alcuni casi addirittura inversione) della normale lordosi cervicale. Questi squilibri posturali sono quindi alla base di dolori lombari e cervicali! Come contrastare o, meglio ancora, prevenirli?

Esistono delle metodiche riabilitative, quali la Terapia Manuale , la Rieducazione Posturale Globale ed altre tecniche che mirano al ripristino di una corretta mobilità delle regioni poco mobili del rachide ed all’allungamento di catene muscolari retratte.
Non meno importanti sono alcuni accorgimenti ergonomici da rispettare durante la performance: regolare adeguatamente l’altezza e la distanza dello sgabello rispetto al pianoforte, in maniera tale che lo spartito sia orizzontale rispetto allo sguardo del pianista, tendere con il capo a crescere verso l’alto per scaricare il rachide cervicale, mantenere una costante e leggera contrazione dell’addome per non accasciarsi e quindi evocare la postura scorretta.
Uscendo da un contesto posturale globale e concentrandoci su quello analitico, un altro aspetto importante è quello delle mani.
Le tendiniti dei muscoli flessori delle dita e del carpo o le artrosi delle articolazioni interfalangee
delle mani (dovute a continui microtraumi), possono essere anch’esse prevenute con alcuni esercizi
di stretching e mobilizzazione.

Responsabile di queste problematiche però, non è il continuo movimento della mano e delle dita (assolutamente necessario per acquisire destrezza e tecnica), bensì un altro elemento della catena funzionale dell’arto superiore cioè la spalla! Quest’ultima spesso è rilassata, con un conseguente carico eccessivo a livello dell’avambraccio e della mano, da cui in un secondo momento scaturiranno sintomi e sindromi dolorose(esempio l’epicondilite,tendinite della mano,ecc).
Se il pianista riesce a controllare la spalla ,soprattutto con i muscoli scapolari, l’effetto di questo punto fisso alto, consentirà di muovere lo stesso la mano per l’esercizio musicale senza un carico dannoso per le altre catene muscolari(ricordiamo sempre che noi funzioniamo a livello muscolare attraverso la stretta connessione delle catene muscolari e non con singoli muscoli del braccio ,della mano,ecc come spesso siamo abituati a pensare).
Per concludere, ancora una volta possiamo dimostrare la validità di alcuni assetti posturali ed analitici che, se mantenuti, porteranno ad uno stato di benessere del musicista.

Dott. Gianfranco Mazzone