Scoliosi e Nuoto

Scoliosi e nuoto: ancora evidenze sugli effetti dannosi dello sport sulla colonna vertebrale scoliotica. 

Sono trascorsi più di 10 anni da quando evidenze scientifiche, hanno posto fine al binomio nuoto scoliosi. 
Chiarezza è stata fatta, circa i meccanismi che rendono la pratica del nuoto inadatta a trattare adolescenti portatori di dismorfismi ossei articolari, soprattutto scoliosi.

Sebbene nel passato, il nuoto fosse ritenuto come la migliore soluzione possibile per il trattamento rieducativo motorio di bambini con scoliosi (Incredibilmente, ancora oggi specialisti consigliano il nuoto), oggi si sa che la pratica del nuoto addirittura può essere controproducente al trattamento della scoliosi idiopatica adolescenziale. 

A quanto già conosciuto nel passato vanno aggiungendosi nuovi studi. Recentemente grande interesse ha suscitato lo studio realizzato da Geyer sulle forze autodeformanti che agiscono sul torace scoliotico. La scoliosi trasforma il torace in un contenitore  deformato, che tende ad aumentare spontaneamente la sua deformità ogni volta che vengono esercitate delle forze sulla sua superficie esterna o interna. 

Le indagini di Vercauteren hanno dimostrato che oltre i 10 mm di gibbo dorsale, le forze applicate al torace agiscono in senso autodeformante, come avviene ad esempio nel nuoto. 

In conclusione oggi sappiamo che il nuoto non è una terapia della scoliosi, è invece una forma di attività fisica che, come tutte le altre, hai indicazioni e controindicazioni. L'importante e utilizzarlo come strumento utile il rapporto alle esigenze del paziente. 

Il nuoto è indicato nella fase di preparazione al corsetto e nella scoliosi in corsetto, perché mobilizza la colonna e, di conseguenza permette al corsetto di realizzare una migliore correzione della deformità. Stimola e sviluppa la funzione cardio-respiratoria ridotta dall'azione costrittiva del busto sul torace. 

Il nuoto invece non è indicato nelle scoliosi evolutive in trattamento libero con la sola cinesiterapia, perché: oltre la soglia dei 10 mm di gibbo sviluppa un'azione auto deformante. Inoltre, non sviluppa le funzioni neuromotorie muscolari antigravitarie, perché si pratica al di fuori della forza di gravità, ed in alcuni stili, rana e delfino, porta la colonna in estensione cioè nel senso in cui evolve la scoliosi sul piano sagittale.